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Elezioni cantonali Bilancio di fine legislatura - Elogi e critiche - Auspici

Cari soci e amici di AGNA,

La legislatura cantonale 2015/2019 sta per concludere e anche AGNA vuole esprimere un suo giudizio sull’operato del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio:

Giudizio purtroppo negativo!

Durante tutta la legislatura, la politica ha letteralmente cincischiato nel trattare la proposta di riorganizzazione delle autorità di protezione (ARP) sul tavolo dal dicembre 2014.

Le risoluzioni delle ARP incidono in modo importante la vita dei cittadini, in particolare quella dei bambini di genitori separati. È dal 2008 che è risaputo che alle ARP serve una riorganizzazione, ma l’impressione è che la politica non abbia veramente capito quanto questa sia importante.

E vista l’importanza del tema, questo atteggiamento non può che essere biasimato!

Per fortuna, alcuni (pochi) membri del parlamento hanno comunque avuto un’attenzione ad aspetti puntuali per noi importanti e ve li elenchiamo con i nostri piu sinceri ringraziamenti e auguri per le incombenti elezioni:

Sabrina Gendotti (PPD) ha sostenuto il nostro progetto Mu@k, per il calcolo degli alimenti proponendo con successo al parlamento, sulla base degli approfondimenti svolti che l’hanno convinta che il tema è di attualità e merita un approfondimento da parte del Consiglio di Stato.

Al CdS è stato chiesto di creare un gruppo di lavoro composto da Giudici di prima e seconda istanza, Presidenti delle Autorità regionali di protezione, avvocati, rappresentanti dei genitori non affidatari, dei genitori affidatari e dei bambini (tipo Kinderschutz, ASPI o Kinderanwaltschaft) e la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie che:

  1. affronti e approfondisca seriamente gli attuali criteri di calcolo dei contributi alimentari in favore dei figli;
  2. consideri l’opportunità di utilizzare il programma informatico mu©k sviluppato da AGNA con la collaborazione della facoltà di scienze informatiche dell’USI quale nuova base per il calcolo dei contributi alimentari in favore dei figli;
  3. allestisca un rapporto con le conclusioni del proprio lavoro e lo sottoponga al Gran Consiglio.

Massimiliano Ay (Partito Comunista) ha presentato la mozione #HeForShe: controlaviolenzasulledonne,lavorarecongliuomini che chiedealConsigliodiStatodistudiarelapossibilitàdicreareunacasa d'accoglienzae ascoltoper uominisoli.Sitrattadifornireunluogoperl'accoglienza laddovesipresentiunasituazioneprecaria,primachedivengadisperata,perl'ascoltoe l'accompagnamentodiunasofferenza,primachesirisolvainungestoirreparabilein ambitodomesticocontroledonneoiminori.
Una situazione in cui non pochi uomini si ritrovano dopo un divorzio. La mozione è ancora pendente.

Lara Filippini (UDC) ha presentato la mozione 16 ottobre 2017 presentata da deputati Lara Filippini e “Tutelare il ruolo dell’avvocato mediatore”

Luca Pagani e Maurizio Agustoni (PPD) hanno presentato l’iniziativa parlamentare “Per la regolamentazione della mediazione familiare nell'interesse della protezione del minore”

Entrambi gli atti parlamentari mettono in risalto l’importanza di questo metodo di risoluzione dei conflitti e

chiedono un riconoscimento e una protezione istituzionali del titolo di mediatore per evitare che qualsiasi persona che abbia frequentato dei corsi o meno possa improvvisarsi mediatore.
Anche, se non soprattutto, in questo campo la formazione professionale è di vitale importanza. Il parlamento ha condiviso e ha invitato il CdS ad elaborare un progetto che vada nel senso indicato dai mozionanti.

Amanda Rückert (LEGA) nella sua veste di Presidente della Sottocommissione della Legislazione ha speso molte ore per elaborare un progetto di riorganizzazione delle ARP che incontrasse il sostegno della maggioranza delle parti coinvolti. Purtroppo, con poco successo.

Matteo Quadranti (PLR) e Bruno Storni (PS) per aver sollecitato l’Ufficio presidenziale a sottoporre ancora nell’ultima sessione del parlamento la proposta di risoluzione di AGNA da indirizzare al Consiglio di Stato Basta tergiversare con la riorganizzazione delle ARP!È tempo che le istituzioni per la protezione degli adulti e dei minori agiscano nel rispetto dei diritti dei cittadini, in particolare dei bambini.

La proposta di risoluzione chiedeva:

  • Che nel gruppo di progetto che si occuperà della riorganizzazione del settore ARP recentemente istituito dal Consiglio di Stato vengano nominati anche rappresentanti delle Associazioni Civili attive in ambito di protezione dei minori e della famiglia, che, vantando anni di esperienza sul territorio e possono validamente contribuire a rendere ottimale l’organizzazione delle autorità di protezione.
  • Che ai lavori del Gruppo di progetto venga data assoluta priorità;
  • Che la sua proposta finale venga avvallata dal Governo, con il relativo messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio entro la fine di settembre 2019;
  • Che al messaggio venga data la medesima priorità da parte delle relative Commissioni nel licenziare i loro rapporti per permettere al Gran Consiglio di dibattere e decidere entro l’ultima sessione parlamentare del 2019.

Purtroppo, l’Ufficio Presidenziale ha dato più importanza alla prassi che vuole che le risoluzioni non vengono demandate di regola subito al GC ma prima passano da una commissione.

La forma a scapito della sostanza…… un ennesimo cincischiamento

Per concludere, il nostro auspicio per la prossima legislatura.

Come detto noi ci occupiamo, con il nostro sportello di consulenza ci occupiamo delle conseguenze dei divorzi e separazioni.

Il divorzio, o separazione, è un fatto giuridico che vede coinvolti volontariamente un cittadino adulto su tre
e involontariamente altrettanti bambini.

Vista la sua dimensione, ci aspettiamo la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni politiche alla riorganizzazione delle ARP, con tutto quello che vi ruota attorno.

E ci aspettiamo anche di essere coinvolti nell’elaborazione di questo progetto.

Ringraziamo per l’attenzione porgiamo i nostri più cordiali e distinti saluti.

PietroVanetti           
PresidenteAGNA                             

 
Quale protezione per adulti e minori?

Nicola Corti PS

Il settore della protezione degli adulti e dei minori è sempre più in difficoltà e sempre più sotto pressione.

I benefici del passaggio dalle vecchie Delegazioni tutorie, una per Comune, alle Commissioni tutorie regionali, perlopiù intercomunali, si son ben presto esauriti e, ad oggi, l’introduzione delle Autorità regionali di protezione (ARP) si rivela per quello che era, pura cosmesi, poco più di un nome. Riducendo un grado di giudizio (soppressione dell’Autorità di vigilanza sulle tutele) e introducendo la Camera di protezione presso il solo Tribunale d’appello, potenziando quantomeno le risorse dell’Ufficio famiglie e minorenni e dell’Ufficio del tutore ufficiale (confluiti nell’attuale Ufficio dell’aiuto e della protezione), il Gran Consiglio, dandosi tempo per valutare l’opzione governativa di un vero e proprio Tribunale, si è limitato ad introdurre un grado minimo di occupazione dei soli presidenti, all’80%, senza considerare membri e relativi supplenti e dimenticando così che con l’introduzione del nuovo diritto in materia di protezione degli adulti, delle persone e della filiazione, il legislatore federale ha imposto per tutto il territorio nazionale un’autorità specializzata, composta in collegio di almeno tre membri, competente non solo in materia di protezione degli adulti, ma investita anche dei compiti dell’autorità di protezione dei minori (art. 400 cpv. 3 CC).

Considerato che a livello politico l’unico vero nodo da sciogliere pare essere quello dei costi (chi paga fra Comuni e Cantone, e quanto), l’unico passo avanti ulteriore è stato quello di sospendere la scadenza al 31 maggio 2018 del modello ARP e concedere un credito per dotare anche le ARP del medesimo programma informatico di gestione delle pratiche già in uso negli altri settori della Giustizia ticinese (AGITI/Juris).

Questa legislatura si esaurirà a breve senza proposte concrete, in un clima di scontento sempre più manifesto da parte dell’utenza, del mondo associativo, ma anche degli stessi attori coinvolti nei vari livelli, sempre più costretti a svuotare con cucchiaini l’acqua che l’istituzione imbarca.

Vero è che il legislatore federale, istituzionalizzando la doppia competenza, in materia sia di adulti che di minori, ha lasciato in piena nebulosa un problema non da poco, ovvero la (potenziale) disparità di trattamento fra minori figli di genitori coniugati (per i quali la competenza per trovare soluzioni può essere del pretore, quale giudice civile unico) e minori figli di genitori non coniugati (per i quali la competenza è del triumvirato di protezione, attualmente gestito da professionisti a tempo parziale, con procedura amministrativa); non rari sono poi i casi di rimpallo fra Pretori e ARP nella determinazione su chi sia competente per lo stesso minore a dipendenza del momento e della natura delle liti dei genitori.

La quadratura del cerchio potrebbe essere l’istituzione di un Tribunale delle misure, composto da tre specialisti, sempre competenti in materia di protezione degli adulti, coadiuvato, in materia di minori, da un pretore distaccato, responsabile in sede delle pratiche di diritto di famiglia quale giudice unico e, con giudizio collegiale, delle questioni relative alla (sola) protezione dei minori.

Ovviamente, rispetto alle diciotto autorità attuali si potrebbe suddividere il territorio secondo la giurisdizione di ogni singola Pretura o, quantomeno, prevedere una sede per Mendrisio, una per Lugano, una per Locarno e Valli, una per Bellinzona e Valli e almeno una sede distaccata per la Regione Tre Valli.

Pur perdendo ulteriore contatto con il territorio (in termini di persone, servizi, supporto dato anche dalla società civile), una simile soluzione garantirebbe maggior celerità nel disbrigo delle pratiche, numerose e oggettivamente sempre più complesse e litigiose, e, soprattutto, la tanto auspicata uniformità di prassi.

Non ci si illuda: quanto si propone migliorerà la tempestività nella presa decisionale, ma il problema vero, posto dalla difficoltà di reperire curatori, di mettere a disposizione strutture idonee, di coordinare in modo efficiente le risorse da mettere in rete (scuole, istituti, servizi, operatori e privati), di avvalersi in tempi ragionevolmente brevi di solide perizie, resterà intatto, lasciando ancora con l’amaro in bocca tutte quelle associazioni che oggi tanto stanno premendo per venir coinvolte nel reperimento di soluzioni alternative alle attuali ARP. Un passo in avanti comunque si impone: con questa o altre soluzioni, ma al più presto.

 

 
L’Up: accelerare sul dossier tutorie

L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio «condivide la necessità di arrivare in tempi celeri a una definizione» del settore tutele e curatele e in tal senso scriverà al governo. Così si è espressa ieri, ultimo giorno dell’ultima sessione del quadriennio del legislativo, la presidente del parlamento Pelin Kandemir Bordoli sulla risoluzione al Consiglio di Stato proposta dall’Associazione genitori non affidatari, affinché si acceleri sulla riforma delle tutorie. La proposta di Agna è stata trasmessa alla Commissione legislazione.

 
Tutorie, la politica adesso decida
Le associazioni: la riorganizzazione del settore deve essere una priorità della prossima legislatura

Tutorie, le associazioni attive in Ticino nel settore chiedono alla politica di pronunciarsi sulla riorganizzazione del settore: ‘Deve essere una delle priorità della prossima legislatura’.

Con un occhio al giudiziario, chiedono di essere ascoltate ‘seriamente’

tipress arpLa riorganizzazione in Ticino del settore tutele e curatele «deve essere una delle priorità della prossima legislatura». Perché è già passato troppo tempo. E il settore, in particolare per quanto concerne le Autorità regionali di protezione, a detta di molti deve essere rivisto, «con urgenza». Perché, osserva Pietro Vanetti, presidente dell’Associazione genitori non affidatari (Agna), «è un tema che riguarda un terzo degli adulti e, loro malgrado, un terzo dei bambini. E la politica non presta sufficiente attenzione a questo problema».

Considerato come l’indirizzo preso dal Dipartimento istituzioni è quello di ‘cantonalizzare’ le Arp, rimanendo in ambito amministrativo, per Vanetti «è fondamentale che, seriamente, chi ha in mano la riorganizzazione ci ascolti». Nel senso che «chiediamo di essere coinvolti, per fare in modo che il progetto nasca in modo condiviso e tenga in considerazione la visione dell’utenza, non solo quella degli operatori e dei finanziatori». Perché per Vanetti «sono le associazioni come le nostre che hanno il polso della situazione, conoscono il territorio e sanno di cosa hanno bisogno le persone». Ascolto e coinvolgimento sono al centro anche delle richieste formulate dalla coordinatrice dell’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite, Lisa Bacchetta: «Un ascolto che però sia regolare, che ci veda veramente attori in un tavolo di discussione. Perché vogliamo sottoporre diverse nostre proposte che andrebbero, secondo noi, a migliorare la situazione». Proposte che sono ad esempio l’istituzione di «un Tribunale di famiglia», quindi il passaggio dal modello amministrativo a quello giudiziario che «garantisce decisioni più autorevoli e riconosciute anche in altri Cantoni e all’estero». L’altra proposta è un netto cambio di paradigma in seno alle Autorità regionali di protezione: «Il presidente di un’Arp ha competenze giuridiche, certo. Ma ci sono tanti casi nei quali un’interdisciplinarità aiuterebbe». Così, continua Bacchetta, «le Arp potrebbero essere accompagnate anche da figure professionali come psicologi o persone che conoscono bene i mutamenti della società, che potrebbero portare ad avere uno sguardo più completo e preciso sulle dinamiche in atto, comprendere meglio certe situazioni».

In tempi brevi però, come fa presente Rudy Novena, attivo nell’Agna ma anche segretario operativo della Conferenza cantonale dei genitori: «La prima cosa che deve arrivare al nuovo parlamento dopo le elezioni è una tempistica chiara e definita per questa riorganizzazione, siamo stufi del dilatarsi dei tempi». Ma nel frattempo, vale a dire in attesa dell’analisi di costi e ricavi del progetto, «miglioriamo quello che c’è già, sfruttiamo la base di partenza e lavoriamo soprattutto sulla formazione delle persone coinvolte in queste decisioni e sulla messa in rete, la condivisione delle conoscenze». Di formazione parla anche la direttrice dell’Aspi - Fondazione per la protezione dell’infanzia Myriam CaranzanoMaitre, assieme a una «prevenzione a tappeto». Collaborando, come già ora accade, con le scuole ad esempio: «Ma occorre un potenziamento, vorremmo maggiori risorse finanziarie a disposizione». Prevenzione spiegando ai bimbi come comportarsi e a chi rivolgersi in caso di bisogno certo, ma anche per gli insegnanti: «Non è ammissibile che un docente possa non sapere cosa sia un’Arp». Per Claudia Nespeca, psichiatra della Clinica Santa Croce di Orselina «è essenziale confrontarsi apertamente, è sbagliato credere che evitare i conflitti e ragionare per compartimenti stagni aiuti. Tutti gli attori coinvolti devono discutere apertamente, e meglio. È l’unica strada». Infine, se per il Consiglio degli anziani “preoccupa il fatto che in questa riorganizzazione non è considerata la persona nella sua interezza, e nemmeno il riferimento e coinvolgimento importante del familiare o della rete curante”, per il “Gruppo 20 novembre per i diritti del bambino” il bene dei fanciulli “deve essere messo al centro di tutto”.

‘Scarso approfondimento dei dossier’. ‘Maggiore preparazione professionale’

«Lo ripeto da anni: quando il caso riguarda un fanciullo, è il bambino che va messo al centro, mentre a volte ho l’impressione che al centro vi siano le procedure», afferma Myriam Caranzano-Maitre. Porre il fanciullo al centro significa fra l’altro «rispettare i suoi tempi, tempi urgenti, molto più brevi di quelli di un adulto». Rileva Pietro Vanetti: «Come si fa a parlare di rispetto dei diritti del bambino quando per esempio da un anno e mezzo è sospeso il diritto di visita del padre perché l’Arp continua ad assecondare le richieste della madre e questo nonostante l’autorità di vigilanza dica, con due decisioni, di ripristinare il diritto di visita del papà?!». Racconta Lisa Bacchetta: «Il nostro sportello d’ascolto riceve in media circa 150 chiamate all’anno di persone confrontate con decisioni delle Autorità regionali di protezione. E non pochi sono i problemi che ci vengono segnalati. Tra quelli principali figurano lo scarso approfondimento dei dossier da parte delle Arp e la loro limitata conoscenza dei servizi presenti sul territorio che possono intervenire per collaborare nella presa a carico di un determinato caso». E a proposito di tempi «ci sono diversi utenti che lamentano attese troppo lunghe per una decisione». Insomma, aggiunge Bacchetta, «c’è una discontinuità nella qualità e nei tempi delle decisioni». In altre parole, non tutte le Arp funzionano egregiamente o ‘viaggiano’ alla stessa velocità. Per Claudia Nespeca: «Parliamo di un tema estremamente delicato, e mi riferisco qui alla tutela e ai diritti del paziente anziano, dove anche il lavoro in rete, ovvero la cooperazione fra servizi e associazioni, è importante, molto importante. Questo lavoro va migliorato e presuppone fra i vari enti anche una fiducia reciproca. E la loro reperibilità. Da questo punto di vista i tempi per mettersi in contatto con molte Arp sono un po’ ridotti». Ciò, secondo Rudy Novena, «è da ricondurre in particolare alla mancanza, nelle Arp in generale, di un numero sufficiente di risorse umane». Ma non c’è solo un problema di numeri. «Serve una maggiore preparazione professionale di coloro che operano nelle Arp, le quali devono puntare su un’approccio multidisciplinare ai casi», osservano Vanetti e Novena.

‘Siamo assolutamente disponibili all’ascolto’

La direttrice Frida Andreotti

«Siamo assolutamente disponibili all’ascolto». Per le associazioni, la porta della Divisione della giustizia è più che aperta. È la direttrice Frida Andreotti, da noi raggiunta, a confermarlo: «Il gruppo di progetto che si occuperà della riorganizzazione del settore è stato recentemente istituito dal Consiglio di Stato, anche se la figura del capo progetto non è ancora stata individuata». Parallelo a questo gruppo, dal quale discenderanno dei sottogruppi tematici, «verrà creato un luogo d’incontro dedicato, dove tutte le associazioni ed enti coinvolti avranno la possibilità di esprimersi, confrontarsi, portare le proprie proposte e giustificare quindi le proprie ragioni. La nostra idea – spiega Andreotti – è stata creare un gruppo di progetto strategico più istituzionale accompagnato anche da un gremio allargato che riunisca gli attori interessati dalla riforma». L’approccio della Divisione della giustizia, insomma, è «coinvolgere gli interessati, tenendo quindi conto nel limite del possibile, delle loro più svariate sollecitazioni. È un settore importante quello delle Arp, che ha bisogno del contributo di tutti». C’è da dire però, annota Andreotti, che «stiamo già ascoltando da tempo le persone o le associazioni che vogliono farsi sentire in merito alla questione delle Arp, le basi per un buon dialogo ci sono già». Nel progetto di cantonalizzazione del settore è stata richiesta una valutazione dei costi alla società Ernst & Young. «Sì, è una valutazione complessiva dei costi di funzionamento del settore del diritto della protezione, in particolare delle attuali 16 Arp. A fine giugno avremo il risultato finale di questa valutazione».

 
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