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Enti esenti da imposte: ‘La lista è utile’

da La Regione del 9 agosto 2016 - Cantone

Sono Circa 470 gli enti disposti a pubblicare il nome. Deducibili le liberalità a loro favore.o circa 470 le persone giuridiche al beneficio dell’esenzione fiscale ad essersi finora dette disponibili a pubblicare il proprio nominativo nella nuova lista, attualmente in fase di allestimento da parte della Divisione delle contribuzioni. Lo riporta l’ultimo numero di ‘Novità fiscali’ della Supsi, in un articolo a firma di Alain Bianchi, avvocato dell’Ufficio giuridico della Divisione.

La possibilità dello svincolo del segreto fiscale è stata introdotta quest’anno, dopo che il Gran Consiglio (e ancor prima il Consiglio di Stato) ha deciso di dare seguito alla mozione a firma di Michela Delcò Petralli e Francesco Maggi (Verdi) che chiedeva di “sapere chi sono le persone giuridiche che non pagano le imposte”, prendendo spunto dalla precedente decisione parlamentare di aumentare al 20% la deduzione fiscale per le prestazioni volontarie in contanti o in altri beni a favore di persone giuridiche con sede in Svizzera che sono esentate dalle imposte in virtù del loro scopo pubblico o di utilità pubblica. Per dare seguito alla mozione ecologista, la Divisione ha informato questi enti con una lettera di consenso allo svincolo dal segreto fiscale allegata alla dichiarazione fiscale 2015.

Richiesta a cui l’ente può decidere se rispondere affermativamente oppure no. Non c’è obbligo.

È però da sapere, e questo vale per tutti i contribuenti, che un’eventuale liberalità ad un ente che figura su questa lista pubblica è deducibile fiscalmente.

Da qui l’interesse pubblico del rendere noto chi è effettivamente al beneficio dell’esenzione.

“La lista pubblica sarà ben presto accessibile a tutti – scrive Bianchi nel suo contributo –. Ritenuto che i nominativi delle persone giuridiche saranno pubblicati soltanto previo consenso esplicito dell’ente, tale lista non potrà rivelarsi esaustiva e completa”. Ma allora, è utile? “Essa rappresenta uno strumento efficace nelle mani del contribuente – risponde l’avvocato –, il quale potrà dedurre le prestazioni volontarie. Alla stregua di altri cantoni, anche il contribuente ticinese potrà così scegliere con cognizione di causa a chi elargire parte delle proprie liberalità. Un mezzo per incrementare le devoluzioni in favore delle persone giuridiche il cui ruolo è prezioso per la società? L’intento è certamente anche quello”.

AGNA beneficia di questo statuto, vedi allegato: pdf1

 
Tutele, lettera al Dipartimento

La presidente della sottocommissione: sul passaggio al sistema giudiziario non c’è consenso unanime

di Andrea Manna

RueckertRückert: chiediamo di valutare il mantenimento del modello amministrativo, apportandovi una serie di correttivi.

In Ticino la nuova organizzazione, frutto degli adattamenti delle norme e delle strutture cantonali al riformato diritto tutorio federale, ha visto la luce nel gennaio del 2013. Una nuova organizzazione in materia di tutele e curatele che poggia su tre pilastri: le Autorità regionali di protezione (le Arp hanno rimpiazzato le Commissioni tutorie regionali), la professionalizzazione dei rispettivi presidenti (il loro grado di occupazione non deve essere inferiore all’80 per cento) e la Camera di protezione (attiva in seno al Tribunale di appello, delibera sui ricorsi contro le decisioni delle Arp e nel contempo vigila sull’operato di queste ultime attraverso degli ispettori). Lo scorso settembre, poi, il Gran Consiglio ha varato alcuni correttivi legislativi proposti dal governo per migliorare il funzionamento del settore, fra cui l’introduzione di un picchetto nei weekend e nei giorni festivi per i casi urgenti, come il collocamento di un minorenne. Ma il cantiere è ancora aperto. Nel dicembre 2014 il Consiglio di Stato, seguendo le indicazioni del parlamento, ha licenziato un messaggio con cui propone di passare, il 1° giugno 2018, dall’attuale modello amministrativo, basato sulle Arp, a quello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni sulla protezione del minore e dell’adulto. Una soluzione che ora non convince del tutto il Gran Consiglio, quello uscito dalle urne nell’aprile 2015. Per l’esattezza non convince del tutto la sottocommissione della Legislazione che sta esaminando il messaggio governativo, riguardante un dossier, peraltro, estremamente delicato per le sue implicazioni di carattere sociale. «In questi mesi abbiamo

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Ex Tutorie, la via mediana

La Regione Ticino 25/05/2016, Pagina 5 - PDF pdf1

L’idea della sottocommissione: diritto di famiglia alle preture, protezione alle Arp

di Paolo Ascierto e Andrea Manna

C’è da sciogliere un nodo tecnico. Rückert (Lega): ‘E tutto rimane aperto’. Durisch (Ps): ‘Sistema attuale da cambiare’.

C’erano una volta le Tutorie. Oggi ci sono le Autorità regionali di protezione, le Arp, a occuparsi della protezione di adulti e minori. E domani? La via del Consiglio di Stato è chiara: passare dal modello amministrativo a quello giudiziario. Ossia da un sistema incentrato sulle Arp a uno incentrato sulle preture. Una proposta, quest’ultima, già benedetta dal Gran Consiglio. Senonché ora la sottocommissione parlamentare della Legislazione che sta approfondendo il dossier propone una ‘via mediana’, a metà tra il giudiziario e l’amministrativo. Nello specifico, spiega alla ‘Regione’ la coordinatrice della sottocommissione Amanda Rückert (Lega), si tratterebbe di «passare alle preture tutte le attuali competenze delle Arp che rientrano sotto il cappello del diritto di famiglia. Le Arp, la cui struttura andrebbe comunque rivista, manterrebbero invece le proprie competenze nell’ambito della protezione di adulti e minorenni». Calma e gesso però. «Tutto è ancora aperto». Anche perché c’è un nodo tecnico da sciogliere: «Il Codice civile – spiega Rückert – stabilisce all’articolo 440 che l’autorità che giudica deve essere la stessa in entrambi gli ambiti: quello del diritto di famiglia e quello della protezione». Per questo si è chiesto all’Ufficio federale di giustizia se sussistono «margini di manovra» per seguire la ‘via mediana’. D’accordo. Ma perché non passare al giudiziario come si era stabilito a suo tempo? «Dalle diverse audizioni condotte in sede di sottocommissione è emersa una disparità di trattamento nell’ambito del diritto di famiglia: quando si ha a che fare con figli di genitori sposati per questioni di separazioni, mantenimenti e via dicendo – spiega la deputata leghista – è sempre competente la pretura. Se per contro i genitori non sono sposati la competenza è delle Arp». Per eliminare tale «disparità di trattamento» si è quindi pensata la ‘via mediana’, «che è una via possibile, ma non l’unica». Si vedrà. «Sto ancora valutando quale sia la soluzione migliore. Devo dire però – aggiunge il socialista Ivo Durisch – che se prima ero un po’ scettico sul modello giudiziario così come proposto dal messaggio governativo, ora sono possibilista». In ogni caso, continua il capogruppo del Ps, «è secondo me necessaria una riduzione a cinque del numero delle Arp e la loro cantonalizzazione. Nel senso che le Autorità regionali di protezione dovrebbero dipendere non più dai Comuni, bensì dal Cantone. L’attuale modello amministrativo infatti non soddisfa». Inoltre, rileva Durisch, «bisognerà affrontare un altro aspetto del sistema vigente e cioè la formazione dei curatori che spesso si trovano confrontati con situazioni divenute per loro ingestibili». E l’esecutivo? Non chiude le porte. «Attendiamo – rileva il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi , ricevuto ieri mattina dalla sottocommissione – di conoscere il parere dell’Ufficio federale di giustizia, che solleciteremo affinché risponda ai deputati. Poi ci confronteremo con la sottocommissione sulle vie che si potranno prendere: c’è lo statu quo, mantenendo un sistema amministrativo in mano ai Comuni. Oppure, sempre in ambito amministrativo, si potrebbero cantonalizzare le Arp. Oppure ancora passare al giudiziario con le preture o con la creazione di un apposito tribunale. Questi gli scenari tra i quali scegliere. E il settore – conclude Gobbi – non deve essere scombussolato dal punto di vista operativo, dato che si rivolge a persone che hanno bisogno».

 
Tempi Moderni RSI Venerdì 6 05 2016

La parità di diritti Uomo/Donna in Svizzera, dopo 20 anni dall'introduzione del concetto. La legge e la politica famigliare federale è ancora lontana dall'essere a giorno. La Norvegia lo è già da anni, compreso il congedo parentale per i papà. La vera parità dei diritti passa anche dalle leggi che trattano in modo paritario.

 
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