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Rendere più flessibile il concetto di nucleo famigliare

Dopo il divorzio l’affidamento alternato ha molti vantaggi.
Di Oliver Hunziker - GeCoBi

hunziker oliver 2016A partire dal 1. Gennaio 2017, con l’entrata in vigore del nuovo diritto al mantenimento i genitori separati, ma anche i loro figli, possono richiedere al giudice di valutare se, per il bene del figlio, sia opportuno disporre dell’affidamento alternato.

Settimana scorsa e stato reso noto uno studio dell’università di Ginevra, condotto dalla professoressa di diritto Michelle Cottier che arriva alla conclusione che la svizzera non è ancora pronta per accogliere un tale modello.

L’associazione Svizzera per la bigenitorialità GeCoBi, dalla sua costituzione nel 2008 si impegna per l’affidamento alternato.

Ma l’obiettivo non è farlo diventare la regola.

La richiesta è piuttosto che l’affidamento alternato venga esaminato come primaria opzione -  e quando è nell’interesse dei figli venga sempre disposto.

Ad oggi la prassi in uso, in caso di divorzio, è che i figli vengono affidati alla madre e al padre viene garantito un ampio diritto di visita e imposto il dovere del mantenimento dei figli e spesso anche della moglie.

Tradotto dal linguaggio giuridico “ampio diritto di visita” nella realtà significa due giorni ogni due settimane, ed una parte delle vacanze scolastiche.
Dei 30 giorni di un mese i bambini ne trascorrono solo 4 con il padre.

Secondo studi internazionali condotti da più di vent’anni ciò non è sano per i bambini, per il semplice fatto che in così breve tempo non riescono ad istaurare il rapporto necessario con una figura di riferimento così importante per loro, quale è il padre.  

In tale contesto va perso uno stimolo molto importante per il loro sviluppo.

Molti nuclei famigliari in svizzera vivono secondo il modello classico (madre a casa a curare i figli, padre al lavoro a tempo pieno)

Alcuni lo scelgono consapevolmente, più spesso però vi ci sono costretti da fattori esterni.

Quando uno dei genitori guadagna nettamente meno o sceglie di dedicarsi principalmente alla cura dei figli dopo la nascita,
all’altro genitore, per far fronte ai costi della famiglia non resta che compensare la minore entrata lavorando di più

E così scatta la trappola del modello classico. ...

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Il nuovo diritto in materia di mantenimento del figlio entra in vigore a gennaio 2017

Berna - In futuro i figli di genitori non sposati avranno gli stessi diritti di quelli delle coppie sposate. Mercoledì il Consiglio federale ha deciso che la pertinente modifica del Codice civile entri in vigore il 1° gennaio 2017. Le disposizioni sui provvedimenti per tutelare gli averi di previdenza in caso di inadempienza dell’obbligo di mantenimento e l’ordinanza sull’aiuto all’incasso entreranno in vigore successivamente.

Il nuovo diritto in materia di mantenimento elimina le discriminazioni tra i figli nati fuori o nel matrimonio. Secondo il diritto vigente i figli di genitori non sposati sono svantaggiati. In futuro, al momento di fissare il contributo di mantenimento del figlio, si terrà conto dei costi sostenuti dal genitore per la cura della prole.

Con il nuovo ordinamento il mantenimento del figlio minorenne avrà la priorità sugli altri obblighi analoghi previsti dal diritto di famiglia. Infine, quando si tratterà di decidere in merito alla custodia, il giudice potrà prendere in considerazione la custodia alternata in caso di esercizio congiunto dell'autorità parentale e su istanza di un genitore o del figlio.
Seguiranno l'aiuto all'incasso uniforme e i provvedimenti per tutelare la previdenza

Per garantire che un figlio riceva effettivamente i contributi di mantenimento che gli spettano, le nuove disposizioni assegnano al Consiglio federale la competenza di definire a livello federale le prestazioni di aiuto all'incasso sia nel diritto del divorzio sia nel diritto in materia di mantenimento del figlio. L'Esecutivo emanerà un'ordinanza volta a garantire un aiuto all'incasso uniforme per i contributi di mantenimento. Inoltre, in futuro, nessuno potrà più farsi versare il capitale previdenziale e al contempo sottrarsi ai propri obblighi di mantenimento. I servizi di aiuto all'incasso potranno segnalare alle casse pensioni e agli istituti di libero passaggio coloro che eludono tale obbligo e a loro volta le casse pensioni e gli istituti di libero passaggio saranno tenuti a informare tali servizi senza indugio quando ricevono una richiesta di versamento del capitale previdenziale. Affinché questi obblighi di segnalazione possano essere correttamente attuati, il Consiglio federale dovrà precisare determinati aspetti al momento di redigere l'ordinanza sull'aiuto all'incasso. Per non rimandare l'intera revisione, le disposizioni corrispondenti e l'ordinanza sull'aiuto all'incasso entreranno in vigore più tardi.
Seconda parte della revisione del Codice civile

Il 20 marzo 2015 il Parlamento aveva adottato la revisione del mantenimento del figlio e il termine di referendum è scaduto, inutilizzato, il 9 luglio 2015. La nuova normativa sul diritto di mantenimento costituisce la seconda fase della riforma legislativa relativa alla responsabilità genitoriale e mette al centro il bene del figlio. La prima fase, ossia la revisione del diritto in materia di autorità parentale, è entrata in vigore il 1° luglio 2014.

 
Enti esenti da imposte: ‘La lista è utile’

da La Regione del 9 agosto 2016 - Cantone

Sono Circa 470 gli enti disposti a pubblicare il nome. Deducibili le liberalità a loro favore.o circa 470 le persone giuridiche al beneficio dell’esenzione fiscale ad essersi finora dette disponibili a pubblicare il proprio nominativo nella nuova lista, attualmente in fase di allestimento da parte della Divisione delle contribuzioni. Lo riporta l’ultimo numero di ‘Novità fiscali’ della Supsi, in un articolo a firma di Alain Bianchi, avvocato dell’Ufficio giuridico della Divisione.

La possibilità dello svincolo del segreto fiscale è stata introdotta quest’anno, dopo che il Gran Consiglio (e ancor prima il Consiglio di Stato) ha deciso di dare seguito alla mozione a firma di Michela Delcò Petralli e Francesco Maggi (Verdi) che chiedeva di “sapere chi sono le persone giuridiche che non pagano le imposte”, prendendo spunto dalla precedente decisione parlamentare di aumentare al 20% la deduzione fiscale per le prestazioni volontarie in contanti o in altri beni a favore di persone giuridiche con sede in Svizzera che sono esentate dalle imposte in virtù del loro scopo pubblico o di utilità pubblica. Per dare seguito alla mozione ecologista, la Divisione ha informato questi enti con una lettera di consenso allo svincolo dal segreto fiscale allegata alla dichiarazione fiscale 2015.

Richiesta a cui l’ente può decidere se rispondere affermativamente oppure no. Non c’è obbligo.

È però da sapere, e questo vale per tutti i contribuenti, che un’eventuale liberalità ad un ente che figura su questa lista pubblica è deducibile fiscalmente.

Da qui l’interesse pubblico del rendere noto chi è effettivamente al beneficio dell’esenzione.

“La lista pubblica sarà ben presto accessibile a tutti – scrive Bianchi nel suo contributo –. Ritenuto che i nominativi delle persone giuridiche saranno pubblicati soltanto previo consenso esplicito dell’ente, tale lista non potrà rivelarsi esaustiva e completa”. Ma allora, è utile? “Essa rappresenta uno strumento efficace nelle mani del contribuente – risponde l’avvocato –, il quale potrà dedurre le prestazioni volontarie. Alla stregua di altri cantoni, anche il contribuente ticinese potrà così scegliere con cognizione di causa a chi elargire parte delle proprie liberalità. Un mezzo per incrementare le devoluzioni in favore delle persone giuridiche il cui ruolo è prezioso per la società? L’intento è certamente anche quello”.

AGNA beneficia di questo statuto, vedi allegato: pdf1

 
Tutele, lettera al Dipartimento

La presidente della sottocommissione: sul passaggio al sistema giudiziario non c’è consenso unanime

di Andrea Manna

RueckertRückert: chiediamo di valutare il mantenimento del modello amministrativo, apportandovi una serie di correttivi.

In Ticino la nuova organizzazione, frutto degli adattamenti delle norme e delle strutture cantonali al riformato diritto tutorio federale, ha visto la luce nel gennaio del 2013. Una nuova organizzazione in materia di tutele e curatele che poggia su tre pilastri: le Autorità regionali di protezione (le Arp hanno rimpiazzato le Commissioni tutorie regionali), la professionalizzazione dei rispettivi presidenti (il loro grado di occupazione non deve essere inferiore all’80 per cento) e la Camera di protezione (attiva in seno al Tribunale di appello, delibera sui ricorsi contro le decisioni delle Arp e nel contempo vigila sull’operato di queste ultime attraverso degli ispettori). Lo scorso settembre, poi, il Gran Consiglio ha varato alcuni correttivi legislativi proposti dal governo per migliorare il funzionamento del settore, fra cui l’introduzione di un picchetto nei weekend e nei giorni festivi per i casi urgenti, come il collocamento di un minorenne. Ma il cantiere è ancora aperto. Nel dicembre 2014 il Consiglio di Stato, seguendo le indicazioni del parlamento, ha licenziato un messaggio con cui propone di passare, il 1° giugno 2018, dall’attuale modello amministrativo, basato sulle Arp, a quello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni sulla protezione del minore e dell’adulto. Una soluzione che ora non convince del tutto il Gran Consiglio, quello uscito dalle urne nell’aprile 2015. Per l’esattezza non convince del tutto la sottocommissione della Legislazione che sta esaminando il messaggio governativo, riguardante un dossier, peraltro, estremamente delicato per le sue implicazioni di carattere sociale. «In questi mesi abbiamo

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