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Valli Non fusione ma un presidente per le tre Tutorie

Corriere del Ticino - 27 aprile 2013 pag. 14 - Bellinzona
Restano sedi a Faido, Acquarossa e Biasca I termini fissati non saranno però rispettati


MAURO VEZIANO

Una volta erano le Commissioni tuto­rie e ora sono le Autorità regionali di pro­tezione (ARP). Cambia non solo il nome ma anche la sostanza ed importanti deci­sioni sono state prese mercoledì sera per tutto il Ticino in generale (diviso in 17 ARP) e in particolare per le Tre Valli, che hanno già comunicato al Consiglio di Stato stupore e critiche, soprattutto per la tempistica, ma anche le loro decisioni. Eccole: i Comuni sede delle Tutorie, Fai­do, Acquarossa e Biasca, hanno deciso di mantenere quanto più possibile del siste­ma attuale, nel senso che rimarranno fisi­camente tre ARP nelle loro sedi geografi­che storiche. Dato che però la nuova leg­ge impone un presidente professionista, impiegato almeno all’80%, il giurista che verrà assunto dai tre Comuni di fatto sarà itinerante, percorrendo tutte le Tre Valli per svolgere la sua attività. Per attuare la professionalizzazione l’alternativa sareb­be stata quella della fusione delle tre Tu­torie in un’unica ARP con una sola sede fisica e un presidente «sedentario».
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Tutorie, il presidente itinerante

Incontro il 24 aprile 2013 fra Dipartimento e Municipi. Tra i nodi i costi della professionalizzazione

di Andrea Manna

article4 1Il Dipartimento istituzioni ha presentato ai Comuni sede delle Arp un progetto di regolamento per l’applicazione delle nuove norme in materia di tutele.

La futura organizzazione Tutele, il Dipartimento istituzioni ha confezionato un progetto di regolamento e ieri a Bellinzona lo ha illustrato ai rappresentanti dei Municipi dove hanno sede le Arp, le Autorità regionali di protezione (ex Commissioni tutorie regionali). Quanto sfornato dal Dipartimento è una revisione del precedente regolamento. Revisione necessaria per poter applicare le norme – in particolare quelle sulla professionalizzazione dei presidenti delle Arp –che il Gran Consiglio ha varato lo scorso settembre, adattando la legislazione ticinese al riformato diritto tutorio federale. Il pacchetto di regole uscito dal parlamento è stato avallato in marzo dal popolo dopo il referendum lanciato da una settantina di Comuni contrari alla professionalizzazione. Le disposizioni riguardanti quest’ultima scatteranno a breve: dal 1° luglio il “grado di occupazione” dei presidenti dovrà essere almeno dell’80 per cento. L’incontro con i Municipi si è svolto nel tardo pomeriggio nella sala del Gran Consiglio. Dalla riunione – tenutasi rigorosamente a porte chiuse – è emersa anche quella che sarà verosimilmente la futura organizzazione. Il numero delle Autorità regionali di protezione – oggi 17/18– – resterà sostanzialmente immutato. Una diminuzione minima. Peraltro già avvenuta, dopo che tra i Comuni sede Bellinzona e Giubiasco hanno dato vita di recente a una sola Arp. Si ridurrà invece in maniera importante il numero dei presidenti delle Autorità: in pratica verrebbe dimezzato. Ci saranno persone alla testa di più Arp e dei rispettivi comprensori. Saranno, come sono stati definiti, presidenti itineranti.

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Ora aspettiamo il Tribunale di famiglia

pdf1  La Regione - Cantone - 28 settembre 2012

Tutele, Vanetti (Agna): emendamenti accolti, non ricorreremo. Killer (Atfmr): dalla politica un segnale forte

Aula_GCUn mercoledì da incorniciare per la ticinese Agna, l'Associazione genitori non affidatari. A Berna un'ampia maggioranza del Nazionale dice sì all'autorità parentale congiunta. A Bellinzona il Gran Consiglio vota gli adeguamenti normativi cantonali in materia di tutele e curatele alle nuove disposizioni federali in vigore dal prossimo 1° gennaio: soprattutto sottoscrive, a netta maggioranza, gli emendamenti formulati da quattro deputate (Rückert della Lega, Kandemir Bordoli del Ps, Gysin dei Verdi, Viscardi del Plr) e caldeggiati dall'Agna, ma anche dall'Associazione delle famiglie monoparentali e ricostituite. Tutto questo l'altro ieri. « Per noi, due ottime notizie. Per giunta in un solo giorno, che ricorderemo a lungo », gongola il presidente di Agna Pietro Vanetti. E a proposito del testo legislativo nel campo del diritto tutorio appena sfornato dal parlamento ticinese, aggiunge: « Ovviamente non ricorreremo al Tribunale federale e non lanceremo alcun referendum ».

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Un professionista alla presidenza delle tutorie

pdf1  Corriere del Ticino - Cantone - 27 settembre 2012

La determinazione di un poker di deputa­te ha avuto la meglio in Gran Consiglio nel quale la maggioranza è saldamente nelle ma­ni degli uomini. Con 56 sì, 13 no e 5 asten­sioni il plenum ha accolto la proposta di Amanda Rückert (Lega), Pelin Kandemir Bor­doli (PS), Greta Gysin (Verdi) e Giovanna Vi­scardi (PLRT) che con un emendamento han­no fortemente voluto professionalizzare la fi­gura del presidente delle Autorità regionali di protezione, ovvero delle tutorie.

In futuro questi dovranno dedicare almeno un'occupa­zione dell'80% in questo delicato compito. È questa la principale modifica introdotta dal Parlamento al progetto del Governo di Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele che entrerà in vigore il prossimo 1. gennaio.

La novità dell'ultimo mi­nuto non è stata osteggiata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha però chiesto più tempo per adeguar­si: «Propongo di lasciare tempo al Governo fino al 1. luglio 2013 per passare alla profes­sionalizzazione». Le quattro donne hanno co­sì chiesto una breve interruzione della sedu­ta per valutare la richieste e in seguito han­no detto sì a Gobbi.

La professionalizzazione è stato tema di scon­tro in aula, anche in casa PLRT tra Viscardi (favorevole) e Franco Celio (contrario). Celio ha affermato che «professionalizzare signifi­ca burocratizzare».

La riforma approvata ieri non è che la prima tappa di una riforma che si orienta verso una struttura di tipo giudiziario (mantenendo pe­rò le attuali 18 commissioni tutorie). Duran­te la prima fase il progetto prevede di modi­ficare l'autorità di reclamo, passando dall'Uf­ficio di vigilanza sulle tutele al Tribunale di appello (con la creazione di una «Camera di protezione» e il potenziamento con un giudi­ce). Nella seconda fase della riforma si pre­vede la costituzione, entro il 2018, del «Tri­bunale di famiglia», ma la sua messa in atto pratica non è stata ancora definita.

 
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