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finalmente una chiara sentenza del tribunale federale che fa scuola! PDF Stampa E-mail

Multa in caso di rifiuto di concedere il diritto di visita al genitore non affidatario e alienazione genitoriale, mediazione forzata: finalmente una chiara sentenza del tribunale federale che fa scuola!

Il 9 dicembre 2009 la seconda camera di diritto civile del tribunale federale di Losanna ha emesso un'importante decisione nella seguente fattispecie.

Si tratta di una coppia non coniugata, con 4 figli (di età che al momento della decisione varia dai 16 agli 11 anni).  La madre si oppone al diritto di visita. Il padre ha formalmente richiesto di avere il diritto di visita e di imporre la mediazione forzata.  L'autorità tutoria aveva raccomandato alla madre di attenersi alla convenzione sottoscritta l'8 febbraio 2001 che riguardava il diritto di visita con il padre, inoltre aveva invitato la madre a voler fissare le date per il diritto di visita e le ferie per l'anno 2008 e infine aveva invitato la madre a recarsi regolarmente insieme al padre dei propri figli ad effettuare una mediazione.  Infine la madre era stata ammonita nel senso di prendere sul serio la propria responsabilità genitoriale di fronte ai 4 figli e di impegnarsi per permettere un regolare diritto di visita e le ferie tra il padre e tutti e 4 i figli, impegnandosi a omettere tutto ciò che poteva influenzare negativamente la relazione tra i figli e il loro padre. 

L'autorità cantonale di controllo del Canton Turgovia (in quel Cantone è il dipartimento di giustizia) aveva confermato la decisione dell'autorità tutoria, precisando che qualora la madre non si fosse attenuta al rispetto del dispositivo la stessa sarebbe stata multata, in quanto la decisione era provvista della comminatoria dell'art. 292 CP. 

 

Entrambi i genitori hanno ricorso contro questa decisione al tribunale cantonale di Turgovia: la madre non voleva essere obbligata a rispettare la decisione, mentre il padre voleva che venisse ordinata anche una curatela educativa per salvaguardare il rispetto dei diritti di visita.

Il tribunale cantonale ha respinto entrambi i ricorsi e confermato la decisione del dipartimento di giustizia.

La madre ha ricorso al tribunale federale, il quale però ha confermato la decisione del tribunale cantonale.  Di seguito abbiamo estrapolato alcuni passaggi ripresi dalle argomentazioni del tribunale federale, che fanno giurisprudenza....: 

"Spetta alla madre prendere tutte le ragionevoli precauzioni atte a salvaguardare i diritti di visita originariamente regolati, rispettivamente la medesima non deve intraprendere nulla che potrebbe intralciare l'esercizio dei diritti di visita da parte del convenuto (il padre, ndr)".

"L'obiezione della ricorrente (la madre, ndr) in base alla quale i figli rifiuterebbero ogni contatto con il padre, motivo per il quale la stessa non potrebbe essere obbligata a mettere in pratica il diritto di visita pattuito, non appare convincente.  Stando agli accertamenti del tribunale amministrativo, che sono vincolanti per il tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) la ricorrente ha manipolato i figli e va imputato a lei sola il loro atteggiamento di rifiuto nei confronti del padre (vedi consid. 2).  Risulterebbe oltremodo urtante permettere alla ricorrente di potersi appellare al comportamento e all'opinione dei figli dopo aver "con successo" effettuato una manipolazione su di loro.  E ciò vale ancor di più se si considera che proprio a causa del condizionamento effettuato dalla ricorrente non è possibile stabilire la reale opinione dei figli".

"È generalmente riconosciuto che a causa del fatidico rapporto genitore-bambino la relazione del bambino con entrambi i genitori è molto importante e può giocare un ruolo cruciale nella ricerca della sua identità. (DTF 130 III 585 consid. 2.2.2 p. 590).  Questa è una delle ragioni per cui anche il bambino che gode della capacità di discernimento, con riferimento alle relazioni personali con i propri genitori non ha diritto all'autonomia decisionale (DTF 100 II 76 consid. 4.b p. 82 e segg.) Naturalmente occorre tenere adeguatamente in considerazione il giudizio del bambino (che è capace di discernimento) (art. 301 cpv. 2 CC).  Anche se questo cosiddetto "diritto/dovere" in primo luogo serve a tutelare gli interessi del bambino, non spetta al genitore che detiene l'autorità parentale, rispettivamente l'affidamento sul figlio (in questo caso: la ricorrente), decidere di propria iniziativa se le relazioni personali dei bambini con l'altro genitore sono necessarie o meno. In particolare, le eventuali differenze di veduta tra i genitori non devono comportare l'interruzione dei  rapporti dei bambini con il genitore che non detiene l'autorità parentale, rispettivamente l'affidamento."

"Il semplice fatto che i bambini non abbiano la volontà di avere un contatto con il padre, non può certo diventare il motivo per compromettere il benessere del bambino."

"Nonostante un atteggiamento di rifiuto da parte di entrambi i bambini più grandi si rileva che una -anche solo minima-  relazione padre-figlio è di enorme importanza."

"La ricorrente (la madre), deve comprendere che il rapporto di ogni bambino con entrambi i genitori è molto importante e in questo contesto mettere in secondo piano gli interessi dei genitori."

Il Tribunale federale parla di: "questi fattori che sono riconosciuti universalmente come decisivi dalla giurisprudenza e dalla dottrina per lo sviluppo della personalità."

Interessante infine che il Tribunale federale ha ribadito come la mediazione obbligatoria (o forzata che dir si voglia) possa essere uno strumento adeguato per la tutela del bambino: "una mediazione potrebbe essere impartita -anche contro la volontà di un genitore- basandosi sull'art. 307 cpv. 3 CC (sentenza del tribunale d'appello del canton Zurigo del 19.06.2008 in FamPra.ch 1/2009 Nr. 27, p. 256 e segg.)."

"Il mancato rispetto del diritto di visita è l'inizio del processo di alienazione e accettare senza sanzioni questo comportamento significherebbe giustificare ulteriori violazioni da parte del genitore manipolatore, e il conseguente ampliamento del suo potere (Liselotte Staub/Wilhelm Felder, Probleme im Zusammenhang mit dem Besuchsrecht, in: Kind und Scheidung, Hrsg. Alexandra Rumo-Jungo/Pascal Pichonnaz, p. 141). Attraverso la mediazione impartita alle parti viene data loro la possibilità di riconoscere che l'essere umano è una creatura relazionale e la ripresa del dialogo è principalmente nell'interesse del bambino.

 

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