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Separazioni e divorzi: una legge iniqua PDF Stampa E-mail

Corriere del Ticino - 4 marzo 2010 - lettere al Corriere

Scrivo per esternare la mia indignazione sulla legge riguardante le separazioni e i divorzi, con particolare riferimento agli alimenti che gli uomini devono dare per i figli e per le ex mogli. Esistono molti casi di donne sleali, che lasciano sul lastrico i mariti dopo avergli già portato via tutto, la casa, i figli, la sicurezza di una stabile vita in comune.

Questi uomini devono far fronte a una vita diversa contro la loro volontà, affrontando non solo il crollo emotivo, ma anche quello finanziario. Ma coraggiosamente, ricominciano da capo, riprendendo i cocci della loro vita e riprovando a vivere di nuovo felici. Ne avranno il diritto? Ebbene, se la risposta è sì, che gli si lascino almeno tutti i soldi che guadagnano, per stare bene.

Per questi uomini rifarsi una nuova vita significa riavere di nuovo quello che hanno perso: ricomprarsi una casa, fare dei viaggi, permettersi di andare a cena fuori, comprarsi cose belle magari insieme a una nuova compagna. Invece no, non possono, a causa dell'avidità di certe donne e dell'ingiustizia della legge, perché a solo a sfavore degli uomini e a favore delle ex-mogli, anche quando sono state loro a lasciare il tetto coniugale, comportandosi prima male in privato nei riguardi dei mariti, poi abbandonandoli, portando via i figli, facendo vendere tutto quello che avevano insieme; pretendono inoltre soldi per sé e per i figli più di quanto necessario.

Penso che questa legge sia responsabile della disfatta di molti matrimoni che riducono a una misera vita tantissimi uomini, che devono sì pagare qualcosa per i figli ma molto meno di quello che viene stabilito. la fanno. Meno donne lascerebbero il tetto coniugale portandosi via i figli se non venissero favorite dalla legge a sfruttare i mariti. Se vogliono andarsene per cambiare vita, lo facciano pure, basta che lascino in pace gli ex mariti. Troppo facile prendere ancora tanti soldi con la scusa dei figli (e tutto si riduce tristemente a questo).

Questi uomini hanno già sofferto abbastanza soprattutto per la perdita non voluta dei figli, che non vedranno più crescere giorno dopo giorno sotto lo stesso tetto. Gli si lascino per lo meno i soldi e non il minimo indispensabile, bensì questi tutta la paga, al fine di ricominciare una nuova vita.

Non si dovrebbe prendere di mira questi mariti che sono i più facili da torchiare, danneggiandoli per sempre o fino a quando non sono diventati vecchi e il meglio della loro vita e di loro stessi l'hanno sciupata pagando alimenti troppo alti. Così diventano in questa società cittadini di categoria B; e se la legge non cambia rimarranno sempre così. Basta usare i figli come rendita finanziaria: non si dovrebbero attribuire più di 300-350 franchi per figlio, quanto basta per mangiare. I papà non devono pagare di più. Sono dei papà solo sulla carta, di fatto non lo sono più, o forse solo due fine settimana al mese.

Da questo discorso escludo le donne gravemente maltrattate dai loro mariti: solo loro dovrebbero ricevere il pieno appoggio sia dalla legge sia dalla società ed essere pagate il massimo per loro e per i figli. Loro sì se lo meriterebbero pienamente.

Antonella Meneguzzi, Lugano

 
 

 

 

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