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Rapporti padri-figli non sempre facili PDF Stampa E-mail

da CdT del 9 aprile 2010

La lettera di una nonna paterna (giovedì 18 marzo) non è passata inosservata.
Anzi, ha fatto riflettere moltissimo. Un caso delicato presentato con tanto amore. Quello di una nonna paterna che sa che il suo abiatico, nel caso chiamato nipote, soffre moltissimo per la lontananza del proprio padre. Gli aspetti di sofferenza attorno a questa triste situazione lasciano molto addolorati. Perché, purtroppo, nel mondo ma anche in cerchie di conoscenze a noi più vicine, questi casi sono presenti a centinaia. Centinaia di bambini, ragazzini e giovani che sono costretti a vivere nelle condizioni di un ambiente monoparentale. A stretto contatto con la mamma alla quale, di solito, viene affidata la custodia dei figli. Mentre il padre lo vedono ogni due settimane, di regola due volte al mese. I più fortunati, trascorrono con il papà anche qualche periodo di vacanze ma
 di certo la lontananza della figura paterna origina nel bambino o del ragazzino un'enorme sofferenza.

La realtà del nostro vivere, purtroppo, ci mette davanti a moltissimi casi. Casi tremendamente umani, intrisi di tante ragioni come da tante colpe. È la realtà dei matrimoni falliti, dei tantissimi divorzi. In pratica, quasi la metà dei matrimoni. Un bilancio grave, disumano. Le ragioni e le colpe, come sempre, non stanno mai da una parte sola. Sono la somma di tanti errori, incomprensioni, di responsabilità mancate da parte dei genitori nel gestire il nucleo familiare.
Ci si chiede tanto, e a ragione, del perché di così tante separazioni e divorzi. Di nuclei familiari dilaniati dai quali tutti i componenti ne escono con dolore e una sconfitta. E con ferite difficilissime da guarire. Il più delle volte, queste lacerazioni, sono per sempre anche se il tempo permette di mitigarle un po'. Ma è senza dubbio nell'animo dei figli che le ferite sanguinano senza sosta. I bambini, i ragazzini e più avanti i giovani in adolescenza, soffrono moltissimo la lontananza del papà che rappresenta un ruolo centrale e importante per il loro sviluppo e la loro crescita. La presenza del papà non significa solo un sostegno economico per la famiglia. Più di tutto è un supporto e un rapporto affettivo che completa i bisogni di un figlio di sentirsi amato da entrambi i genitori. Di avere aiuto e consigli per la sua formazione e la sua crescita, di avere due riferimenti affettivi importanti, di potersi confrontare per le sue necessità del conoscere e del sapere. E prima che la separazione o il divorzio vengano sanciti dalle decisioni dei genitori, dagli avvocati o dal giudice. Il bambino viene turbato da quei litigi frequenti, dalle voci grosse o alterate e quasi sempre farcite da parolacce, rimproveri e violenze che si ripetono entro i muri di casa. La vita coniugale e familiare, per tante ragioni naturali, non può essere sempre un percorso sui petali di rosa. Ma dalle normali e piccole difficoltà allo sfascio della famiglia ci sta di mezzo un periodo molto delicato per i bambini che non
riescono a capacitarsi perché i genitori hanno smesso di volersi bene in modo reciproco.
Tutto questo lungo discorso, che è uno dei tanti mali della società di oggi, ci riporta alle prime fasi di innamoramento dei fidanzati che vedono nella loro possibile unione una vita in rosa da trascorrere insieme.
Questo in un'era che porta moltissime possibilità e libertà per conoscersi, confrontarsi nei caratteri e nei desideri, nel progettare i propri singoli sogni. Una volta, agli inizi del secolo scorso, non era così. I giovani non avevano le libertà di oggi, le possibilità di incontrarsi o di fare convivenza.
Eppure, tanti, troppi matrimoni di adesso finiscono molto presto e naufragano davanti alle prime difficoltà, alle prime incomprensioni.
Le infedeltà coniugali sono le cause principali. La promessa pronunciata davanti al sacerdote diventa presto una dimenticanza verso Dio. Le ragioni di tutto questo si possono riscontrare anche nel boom economico dagli anni Sessanta in poi, l'emancipazione della
donna nel lavoro e nel tessuto sociale.
Certo auspicabile e necessaria ma per tanti versi anche una causa nella ripartizione dei ruoli nella famiglia, poi il senso di troppa libertà personale, di volere rincorrere carriere in ambiti professionali, la difficoltà di adattamento a situazioni critiche o di sacrificio. I valori del saper vivere in modo profondo il senso unito della famiglia sono venuti meno, come la mancanza del rispetto reciproco e l'osservanza dei valori religiosi. Erano i punti di forza dei nostri nonni e sono stati abbandonati. Caduti in disuso. Il grande progresso ha voluto anche il rovescio della medaglia che è questo nuovo modo di vivere e di concepire la vita. E i figli pagano per l'orgoglio, i capricci e l'egoismo di tanti genitori. Le parole di quella nonna paterna sono un libro aperto in un mondo di dolore per questi figli. Quelli che il 19 marzo non hanno potuto festeggiare il proprio papà. Dobbiamo prenderne atto.


Giacomo Realini,
Coldrerio

 

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