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Per il bene dei figli PDF Stampa E-mail

da: AZIONE del 23 gennaio 2012 - di Stefania Hubmann

Famiglia In caso di divorzio l’autorità parentale congiunta diventerà la norma: operatori e parti coinvolte riflettono sulle diffcoltà di applicazione.

La legge adeguandosi ai bisogni della società civile colma sempre un ritardo a volte molto ampio e legato a significativi cambiamenti culturali. È il caso della recente decisione del Consiglio federale sulla revisione del Codice civile riguardo all’autorità parentale. Da anni le associazioni dei genitori non affidatari si battono per ottenere il riconoscimento dell’autorità parentale congiunta che sancisce il principio della bigenitorialità e rispetta l’uguaglianza tra uomo e donna oggi violata. In futuro – secondo le previsioni dal 2014 – l’autorità parentale congiunta diventerà la regola, indipendentemente dallo stato civile dei genitori. Un genitore, precisa il Consiglio federale, potrà essere privato dell’autorità parentale soltanto se necessario per tutelare gli interessi del figlio. Il benessere dei bambini è quindi al centro di questa norma che salvaguarda il loro diritto di crescere con due figure di riferimento.

La separazione e il divorzio decretano la fine della coppia coniugale ma non di quella genitoriale. Una differenza sostanziale, spesso molto difficile da gestire. Rodolfo Novena, presidente dell’Associazione genitori non affidatari (AGNA), sottolinea la centralità di questa distinzione la cui consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti nelle procedure è andata crescendo negli ultimi anni. «Fino al 2000 in Svizzera l’autorità parentale congiunta non esisteva», precisa il presidente di AGNA. «Da allora è possibile ottenerla su richiesta ma con accordo di entrambe le parti. Basta quindi un no per non poterla applicare. In questo decennio abbiamo cercato di sviluppare una cultura a favore della bigenitorialità e di un’attenuazione del conflitto che non dovrebbe investire le relazioni personali. Dobbiamo però lavorare ancora in questa direzione affinché vi sia maggiore corrispondenza fra le esigenze delle parti in causa e la pratica giudiziaria. Per gli avvocati implicati nelle procedure in materia di diritto di famiglia abbiamo elaborato un codice di condotta che li renda consapevoli del ruolo che rivestono nel difendere il benessere e la protezione del nucleo familiare».

Accolta favorevolmente anche da parte dell’Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite (ATFMR), la nuova norma suscita qualche dubbio riguardo alla sua applicazione. Sandra Killer, segretaria generale dell’ATFMR, evidenzia la conflittualità che, nella fase transitoria, rischia di essere provocata dalle richieste retroattive (possibili fino a cinque anni): «L’attuale apparato giudiziario non è strutturato in modo adeguato per fronteggiare il cambiamento. Penso da un lato al sovraccarico di lavoro e dall’altro alla mancanza di una figura di accompagnamento per i genitori. Dal punto di vista dell’ATFMR per offrire garanzie in caso di elevata conflittualità è necessario potenziare la mediazione».

Quando madre e padre si trovano su fronti opposti, la mediazione è l’unica via per ristabilire la comunicazione e trovare soluzioni condivise. «Esercitare l’autorità parentale congiunta – concordano i rappresentanti delle due associazioni che da un anno condividono anche la gestione di uno sportello d’informazioni legali e sostegno morale – significa essere in grado di assicurare una buona comunicazione. Se durante la fase giudiziaria si trovano accordi condivisi, sarà più facile collaborare e le decisioni saranno più durature. L’attuale sistema non favorisce vere e proprie sinergie fra tutte le parti in causa».

Per individuare le modalità di applicazione della nuova norma, si guarda oltre i confini nazionali e in particolare alla Germania. Da rilevare, innanzitutto, che a nord come a sud della Svizzera affido e autorità parentale congiunti sono da tempo la regola. In Germania il modello di riferimento è quello della prassi giudiziaria sviluppata nella cittadina di Cochem, nella Renania-Palatinato. AGNA e ATMF promuovono questo modello, presentato la scorsa primavera in Ticino dal suo ideatore, il giudice Jürgen Rudolph. Rodolfo Novena: «Il modello Cochem, nato nel 1992, rappresenta una via giudiziaria multidisciplinare basata sulla stretta collaborazione fra tutti gli attori coinvolti a livello istituzionale (giudici, avvocati, professionisti del settore psico-sociale) e sulla tempestività. Per garantire quest’ultima, ai genitori, principali artefici delle decisioni, viene imposta la mediazione. L’interdisciplinarità e il lavoro in rete sono fondamentali per permettere ai genitori di continuare a occuparsi a pieno titolo della crescita e dell’educazione dei figli. Il ruolo degli avvocati è ridimensionato e volto alla ricerca di una soluzione comune».

Le nuove disposizioni federali sulla protezione degli adulti e sul diritto delle persone e della filiazione che entreranno in vigore fra un anno (il 1. gennaio 2013) anticipano per certi versi la questione posta dall’introduzione dell’autorità parentale congiunta. Le implicazioni a livello cantonale (riorganizzazione del settore tutele e curatele) hanno indotto il Gruppo di lavoro appositamente istituito dal Consiglio di Stato nel 2009 a proporre un nuovo modello giudiziario, ripreso recentemente anche da un’iniziativa parlamentare dei Verdi che propone di istituire un tribunale di famiglia permanente e interdisciplinare.

Riportare le questioni legate a separazioni e divorzi su un piano più umano, permettendo alla famiglia di essere accompagnata in questa difficile trasformazione, è non solo l’obiettivo delle associazioni nate per tutelare gli interessi delle diverse parti coinvolte ma il percorso di un’evoluzione culturale in atto e alla quale anche le autorità devono adeguarsi. Un simile accompagnamento, affermano in conclusione i nostri interlocutori, nei Paesi del Nord Europa inizia sin dalla fondazione della famiglia con congedi maternità e paternità flessibili che garantiscono anche una migliore indipendenza economica del singolo.

 


 

Genitori si resta anche con vite e case separate

«Il divorzio è un evento che concerne i coniugi non i genitori. Essi rimarranno sempre “mamma e papà” e diventeranno anche nonni insieme». Realtà ovvie per chi offre consulenza e mediazione familiare, un po’ meno il più delle volte per i diretti interessati. Lo precisa Maria Silva Ceppi, psicopedagogista attiva al Centro Coppia e Famiglia di Mendrisio e da oltre dieci anni impegnata nell’ascolto dei minori. La sua testimonianza ci permette di dar voce al punto di vista dei figli, protagonisti involontari di trasformazioni familiari sempre più frequenti: «Il bambino riesce a mobilitare importanti risorse nella capacità di adattamento ma ha bisogno di sentirsi amato da entrambi i genitori. Essere libero di parlare dell’uno con l’altro, di passare da una casa all’altra, di amare entrambi senza sentirsi in colpa sono esempi di esigenze quotidiane che rappresentano l’espressione del mantenimento di una scelta. In questo modo i genitori riconoscono e garantiscono la continuazione dei rispettivi ruoli».

Secondo la mediatrice familiare l’autorità parentale congiunta è quindi l’espressione di una condizione naturale che sancisce la continuazione della genitorialità. Ben venga quindi la nuova norma del Codice civile a patto di poterne prevedere la sospensione in caso di gravi conflitti o di mancanza dei requisiti per esercitarla. Le modalità di applicazione dovranno sicuramente puntare anche sulla mediazione che è l’unica possibile soluzione a lungo termine. Maria Silva Ceppi: «Eliminando lo scontro per l’ottenimento dell’autorità parentale, si abolisce una potenziale fonte di conflitto. In diversi casi le conseguenze legate a questa decisione sono solo un pretesto che maschera vecchi problemi di coppia. Per questo motivo sarebbe necessario far capo alla mediazione. Quest’ultima rappresenta un percorso per la costruzione di accordi condivisi, una sorta di ponte tra passato e futuro. Quando i genitori riescono a compiere questo passaggio, la comunicazione diventa più fluida e permette di soddisfare il bisogno di famiglia nucleare dei figli. Attraverso racconti e disegni i bambini manifestano sempre questo desiderio: un nucleo familiare sereno e unito anche con vite e case dei genitori separate».

 

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