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Tutele, dalle Arp alle Preture PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Dicembre 2014 22:16

da - La Regione - 24 dicembre 2014

Paolo Ascierto e Andrea Manna

Il governo fa i compiti: bilancio e proposte. Gobbi alla ‘Regione’: ora il parlamento decida entro la fine del 2015.

Tutele e curatele: il 1° giugno 2018 si passerà al modello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione del minore e dell’adulto. È lo scenario proposto dal Consiglio di Stato nel corposo messaggio (una trentina di pagine) varato ieri all’indirizzo del parlamento. Un messaggio confezionato dal Dipartimento istituzioni e sollecitato dal Gran Consiglio. Che nella legge modificata nel 2012 per adattare le strutture ticinesi al riformato diritto tutorio federale ha inserito una norma transitoria, in base alla quale il governo avrebbe dovuto, entro la fine di quest’anno, fare due cose. La prima: allestire un rapporto sull’“efficacia” della nuova organizzazione cantonale, scattata il 1° gennaio 2013 e caratterizzata da tre elementi, ossia le Autorità regionali di protezione (Arp), che hanno preso il posto delle Commissioni tutorie regionali; la professionalizzazione dei rispettivi presidenti, il cui grado di occupazione non deve essere inferiore all’80 per cento e la Camera di protezione, la quale, in seno al Tribunale di appello, si pronuncia sui ricorsi contro i provvedimenti delle Arp, vigilando nel contempo sul loro operato per il tramite di ispettori. La seconda cosa: suggerire “i necessari adeguamenti legislativi” per la riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione “in autorità giudiziaria”.

 

Ebbene il governo ha fatto i compiti, nei tempi stabiliti dal parlamento. Quanto a quello che dai più è ritenuto il nodo principale della riforma bis incentrata sul modello giudiziario e che dovrebbe entrare in vigore tra poco meno di quattro anni – assegnare le competenze del diritto di protezione a un futuro Tribunale di famiglia oppure alle esistenti dieci preture? –, l’Esecutivo propende per la seconda soluzione. Anche e soprattutto per una questione di prossimità. “La vicinanza – rileva il Consiglio di Stato in una nota alle redazioni – fra l’autorità giudicante e i cittadini coinvolti in procedure nelle quali la conoscenza delle singole situazioni è estremamente importante non sarebbe garantita con la concentrazione del giudizio in uno o due Tribunali cantonali di famiglia”.

Affinché le Preture possano assolvere al meglio i nuovi compiti, il governo reputa “necessario” un aumento del numero dei magistrati: altri “otto pretori aggiunti”, si afferma nel messaggio. Alle Preture di Mendrisio-Sud e Mendrisio-Nord “sarà attribuito congiuntamente un ulteriore pretore aggiunto”. In quella di Lugano “opereranno ulteriori quattro pretori aggiunti”. Alle Preture di Locarno-Città e di Locarno-Campagna “saranno assegnati congiuntamente due nuovi pretori aggiunti”, i quali “affiancheranno anche il pretore del Distretto della Vallemaggia nelle procedure di protezione in questo distretto”. Nella Pretura di Bellinzona “sarà attivo un nuovo pretore aggiunto”, che affiancherà pure i pretori di Riviera, Blenio e Leventina. Le decisioni saranno prese da “un collegio” di “tre persone”: il pretore e due membri specialisti nei diversi “campi di intervento” (sociale, sanitario, pedagogico...). Una ventina gli specialisti da designare e attribuire alle varie Preture. Con il passaggio al modello giudiziario (il messaggio elenca vantaggi e svantaggi anche di quello amministrativo) spariranno le Arp. Ciò però solo nel 2018. Per questa “fase transitoria”, il governo prospetta dei correttivi, come quello del picchetto per garantire da parte di un’Arp, qualora quella competente non possa attivarsi subito, le decisioni nei casi urgenti.

«Auspico – dice il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – che il parlamento decida entro la fine del 2015, in modo che poi vi siano due anni per implementare il tutto e si possa così partire nel 2018» con il modello giudiziario.

 
 

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