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Tutorie, la politica adesso decida PDF Stampa E-mail
Lunedì 04 Marzo 2019 19:13
Le associazioni: la riorganizzazione del settore deve essere una priorità della prossima legislatura

Tutorie, le associazioni attive in Ticino nel settore chiedono alla politica di pronunciarsi sulla riorganizzazione del settore: ‘Deve essere una delle priorità della prossima legislatura’.

Con un occhio al giudiziario, chiedono di essere ascoltate ‘seriamente’

tipress arpLa riorganizzazione in Ticino del settore tutele e curatele «deve essere una delle priorità della prossima legislatura». Perché è già passato troppo tempo. E il settore, in particolare per quanto concerne le Autorità regionali di protezione, a detta di molti deve essere rivisto, «con urgenza». Perché, osserva Pietro Vanetti, presidente dell’Associazione genitori non affidatari (Agna), «è un tema che riguarda un terzo degli adulti e, loro malgrado, un terzo dei bambini. E la politica non presta sufficiente attenzione a questo problema».

Considerato come l’indirizzo preso dal Dipartimento istituzioni è quello di ‘cantonalizzare’ le Arp, rimanendo in ambito amministrativo, per Vanetti «è fondamentale che, seriamente, chi ha in mano la riorganizzazione ci ascolti». Nel senso che «chiediamo di essere coinvolti, per fare in modo che il progetto nasca in modo condiviso e tenga in considerazione la visione dell’utenza, non solo quella degli operatori e dei finanziatori». Perché per Vanetti «sono le associazioni come le nostre che hanno il polso della situazione, conoscono il territorio e sanno di cosa hanno bisogno le persone». Ascolto e coinvolgimento sono al centro anche delle richieste formulate dalla coordinatrice dell’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite, Lisa Bacchetta: «Un ascolto che però sia regolare, che ci veda veramente attori in un tavolo di discussione. Perché vogliamo sottoporre diverse nostre proposte che andrebbero, secondo noi, a migliorare la situazione». Proposte che sono ad esempio l’istituzione di «un Tribunale di famiglia», quindi il passaggio dal modello amministrativo a quello giudiziario che «garantisce decisioni più autorevoli e riconosciute anche in altri Cantoni e all’estero». L’altra proposta è un netto cambio di paradigma in seno alle Autorità regionali di protezione: «Il presidente di un’Arp ha competenze giuridiche, certo. Ma ci sono tanti casi nei quali un’interdisciplinarità aiuterebbe». Così, continua Bacchetta, «le Arp potrebbero essere accompagnate anche da figure professionali come psicologi o persone che conoscono bene i mutamenti della società, che potrebbero portare ad avere uno sguardo più completo e preciso sulle dinamiche in atto, comprendere meglio certe situazioni».

In tempi brevi però, come fa presente Rudy Novena, attivo nell’Agna ma anche segretario operativo della Conferenza cantonale dei genitori: «La prima cosa che deve arrivare al nuovo parlamento dopo le elezioni è una tempistica chiara e definita per questa riorganizzazione, siamo stufi del dilatarsi dei tempi». Ma nel frattempo, vale a dire in attesa dell’analisi di costi e ricavi del progetto, «miglioriamo quello che c’è già, sfruttiamo la base di partenza e lavoriamo soprattutto sulla formazione delle persone coinvolte in queste decisioni e sulla messa in rete, la condivisione delle conoscenze». Di formazione parla anche la direttrice dell’Aspi - Fondazione per la protezione dell’infanzia Myriam CaranzanoMaitre, assieme a una «prevenzione a tappeto». Collaborando, come già ora accade, con le scuole ad esempio: «Ma occorre un potenziamento, vorremmo maggiori risorse finanziarie a disposizione». Prevenzione spiegando ai bimbi come comportarsi e a chi rivolgersi in caso di bisogno certo, ma anche per gli insegnanti: «Non è ammissibile che un docente possa non sapere cosa sia un’Arp». Per Claudia Nespeca, psichiatra della Clinica Santa Croce di Orselina «è essenziale confrontarsi apertamente, è sbagliato credere che evitare i conflitti e ragionare per compartimenti stagni aiuti. Tutti gli attori coinvolti devono discutere apertamente, e meglio. È l’unica strada». Infine, se per il Consiglio degli anziani “preoccupa il fatto che in questa riorganizzazione non è considerata la persona nella sua interezza, e nemmeno il riferimento e coinvolgimento importante del familiare o della rete curante”, per il “Gruppo 20 novembre per i diritti del bambino” il bene dei fanciulli “deve essere messo al centro di tutto”.

‘Scarso approfondimento dei dossier’. ‘Maggiore preparazione professionale’

«Lo ripeto da anni: quando il caso riguarda un fanciullo, è il bambino che va messo al centro, mentre a volte ho l’impressione che al centro vi siano le procedure», afferma Myriam Caranzano-Maitre. Porre il fanciullo al centro significa fra l’altro «rispettare i suoi tempi, tempi urgenti, molto più brevi di quelli di un adulto». Rileva Pietro Vanetti: «Come si fa a parlare di rispetto dei diritti del bambino quando per esempio da un anno e mezzo è sospeso il diritto di visita del padre perché l’Arp continua ad assecondare le richieste della madre e questo nonostante l’autorità di vigilanza dica, con due decisioni, di ripristinare il diritto di visita del papà?!». Racconta Lisa Bacchetta: «Il nostro sportello d’ascolto riceve in media circa 150 chiamate all’anno di persone confrontate con decisioni delle Autorità regionali di protezione. E non pochi sono i problemi che ci vengono segnalati. Tra quelli principali figurano lo scarso approfondimento dei dossier da parte delle Arp e la loro limitata conoscenza dei servizi presenti sul territorio che possono intervenire per collaborare nella presa a carico di un determinato caso». E a proposito di tempi «ci sono diversi utenti che lamentano attese troppo lunghe per una decisione». Insomma, aggiunge Bacchetta, «c’è una discontinuità nella qualità e nei tempi delle decisioni». In altre parole, non tutte le Arp funzionano egregiamente o ‘viaggiano’ alla stessa velocità. Per Claudia Nespeca: «Parliamo di un tema estremamente delicato, e mi riferisco qui alla tutela e ai diritti del paziente anziano, dove anche il lavoro in rete, ovvero la cooperazione fra servizi e associazioni, è importante, molto importante. Questo lavoro va migliorato e presuppone fra i vari enti anche una fiducia reciproca. E la loro reperibilità. Da questo punto di vista i tempi per mettersi in contatto con molte Arp sono un po’ ridotti». Ciò, secondo Rudy Novena, «è da ricondurre in particolare alla mancanza, nelle Arp in generale, di un numero sufficiente di risorse umane». Ma non c’è solo un problema di numeri. «Serve una maggiore preparazione professionale di coloro che operano nelle Arp, le quali devono puntare su un’approccio multidisciplinare ai casi», osservano Vanetti e Novena.

‘Siamo assolutamente disponibili all’ascolto’

La direttrice Frida Andreotti

«Siamo assolutamente disponibili all’ascolto». Per le associazioni, la porta della Divisione della giustizia è più che aperta. È la direttrice Frida Andreotti, da noi raggiunta, a confermarlo: «Il gruppo di progetto che si occuperà della riorganizzazione del settore è stato recentemente istituito dal Consiglio di Stato, anche se la figura del capo progetto non è ancora stata individuata». Parallelo a questo gruppo, dal quale discenderanno dei sottogruppi tematici, «verrà creato un luogo d’incontro dedicato, dove tutte le associazioni ed enti coinvolti avranno la possibilità di esprimersi, confrontarsi, portare le proprie proposte e giustificare quindi le proprie ragioni. La nostra idea – spiega Andreotti – è stata creare un gruppo di progetto strategico più istituzionale accompagnato anche da un gremio allargato che riunisca gli attori interessati dalla riforma». L’approccio della Divisione della giustizia, insomma, è «coinvolgere gli interessati, tenendo quindi conto nel limite del possibile, delle loro più svariate sollecitazioni. È un settore importante quello delle Arp, che ha bisogno del contributo di tutti». C’è da dire però, annota Andreotti, che «stiamo già ascoltando da tempo le persone o le associazioni che vogliono farsi sentire in merito alla questione delle Arp, le basi per un buon dialogo ci sono già». Nel progetto di cantonalizzazione del settore è stata richiesta una valutazione dei costi alla società Ernst & Young. «Sì, è una valutazione complessiva dei costi di funzionamento del settore del diritto della protezione, in particolare delle attuali 16 Arp. A fine giugno avremo il risultato finale di questa valutazione».

 
 

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