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Sì al giudiziario, ma ci si muova PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Dicembre 2019 19:20

laRegione - 7 Dec 2019 - Di Andrea Manna

Padlina (avvocati): occhio però alle formalità, maggiori rispetto all’amministrativo

Settore delicato, riorganizzazione da anni in cantiere

Foto LaRegione COPMA 2«È da tempo che come associazione sosteniamo il modello giudiziario, per cui aver appreso dalla stampa che il Gruppo di progetto lo sta riconsiderando è per me motivo di soddisfazione. E mi convince anche, sempre da quello che ho letto, lo scenario abbozzato per concretizzare questo modello». Pietro Vanetti, presidente dell’Associazione genitori non affidatari (Agna) giudica in termini positivi i segnali giunti di recente dal palazzo della politica cantonale. Dove è tornata d’attualità la soluzione giudiziaria nell’annoso cantiere per la riorganizzazione del settore tutele e curatele in Ticino. Almeno cinque nuove Preture con competenze in materia di diritto di protezione del minore e dell’adulto, competenze oggi assegnate, nel vigente modello amministrativo, alle Arp, le Autorità regionali di protezione: cinque nuove Preture, distribuite sul territorio cantonale, con un organo che le coordini, in ognuna delle quali un pretore e due specialisti in campi come quello sociale o quello pedagogico deciderebbero l’adozione delle misure del caso. È lo scenario, tra quelli allo studio, che il Gruppo di progetto, designato dal Consiglio di Stato allo scopo di ridefinire ruolo e compiti delle strutture pubbliche che operano nel delicato settore, ha tratteggiato lunedì scorso nell’audizione davanti alla commissione parlamentare Giustizia e diritti.

 

Si tratta per il momento di un’ipotesi di lavoro. Gli approfondimenti «sono in corso», ha precisato, da noi interpellata dopo la riunione con i deputati, la direttrice della Divisione giustizia del Dipartimento delle istituzioni e coordinatrice del Gruppo Frida Andreotti, ricordando uno dei problemi dell’odierno modello amministrativo: «All’estero non vengono riconosciute le decisioni delle Arp, essendo autorità amministrative e non giudiziarie» (vedi ‘laRegione’ del 3 dicembre). Su quanto prospettato dal Gruppo di progetto, riprende Vanetti, «contiamo di saperne di più nell’incontro, già programmato, che come ‘Gruppo 20 novembre per i diritti del bambino’, di cui fa parte anche Agna, avremo a gennaio con Andreotti. La speranza mia, di Agna e di altre associazioni è che nel 2020 governo e Gran Consiglio si pronuncino finalmente sulla riorganizzazione, optando, come auspichiamo, per la via giudiziaria». Il modello amministrativo con il correttivo della ‘cantonalizzazione’ del settore – attualmente, con le Arp, in mano ai Comuni – non è stato archiviato: «Resta una delle ipotesi al vaglio del Gruppo di progetto», ha detto al nostro giornale la responsabile della Divisione giustizia. Per la fine del prossimo gennaio, ha aggiunto Andreotti, «intendiamo sottoporre al Consiglio di Stato un rapporto con considerazioni su entrambi i modelli, giudiziario e amministrativo, affinché il governo possa scegliere, con cognizione di causa, uno dei due modelli» da proporre all’approvazione del parlamento. Prima dell’inizio dell’estate 2020, l’Esecutivo dovrebbe mettere in consultazione la relativa bozza di messaggio.

Lepori: dopo la consultazione non si perda tempo

«All’idea di fondo che a decidere le misure di protezione per minorenni e adulti sia un’autorità giudiziaria sono personalmente favorevole, purché a queste ventilate Preture specializzate vengano garantite le necessarie risorse umane», afferma il socialista Carlo Lepori, presidente della ‘Giustizia e diritti’, la quale lunedì, dopo l’audizione di una delegazione del Gruppo di progetto, ha attivato al proprio interno una sottocommissione sul tema, affidandone il coordinamento alla leghista Sabrina Aldi e al popolare democratico Luca Pagani. «Mi auguro che una volta terminata la consultazione il governo non perda tempo e che dunque al più tardi ad autunno del prossimo anno – aggiunge Lepori – licenzi un messaggio, perché commissione e plenum del Gran Consiglio possano deliberare entro la fine del 2020».

Oltre che da Frida Andreotti, il Gruppo di progetto è formato dal giudice d’Appello Franco Lardelli (presidente della Camera di protezione, tenuta a pronunciarsi su ricorsi e reclami contro i provvedimenti delle Arp), dal magistrato dei minorenni Reto Medici, dal responsabile della Divisione dell’azione sociale (Dipartimento sanità e socialità) Renato Bernasconi, dall’aggiunto al direttore della Divisione risorse (Dfe) Curzio Guidotti, dal capo della Sezione enti locali (Di) Marzio Della Santa, da un rappresentante dei Comuni (il sindaco di Paradiso Ettore Vismara) e da un rappresentante delle Arp (Alessia Dolci). Segretario del gruppo e capoprogetto è Cristoforo Piattini della Divisione giustizia. «Di principio riteniamo molto interessante la via giudiziaria – sostiene il presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Padlina –. Va però tenuto presente che in sede giudiziaria le formalità sono maggiori rispetto al modello amministrativo. Bisogna quindi esaminare attentamente vantaggi e svantaggi. Dal nostro osservatorio constatiamo comunque una diffusa insoddisfazione per l’organizzazione attuale. Per questo l’Ordine sta valutando l’istituzione al suo interno di una commissione sul diritto di famiglia».

 
 

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