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'Il coronavirus motivo in più per riorganizzare le Arp' PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Marzo 2020 11:51

La regione - 27 marzo 2020

L'Associazione genitori non affidatari: 'Sempre più casi di madri che non fanno vedere i figli all'ex marito, per le tutorie servono regole chiare'
di Jacopo Scarinci e Andrea Manna

“Facciamo del coronavirus un’opportunità per i diritti alle relazioni personali dei bambini con ambedue i loro genitori”. È l’appello lanciato dall’Associazione genitori non affidatari (Agna) con una lettera inoltrata nei giorni scorsi a consiglieri di Stato, granconsiglieri, sindaci, municipali e presidenti di partito. Un appello «necessario», spiega da noi interpellato il presidente dell’Agna Pietro Vanetti: «Con l’insorgere di questo virus siamo confrontati con molti casi dove madri separate, con il sostegno di patrocinatrici e presidenti delle Autorità regionali di protezione (Arp), sfruttano la situazione per allontanare, cancellare i padri dalla vita dei figli». Risposte a questo appello? «Una sola, un ringraziamento per aver spedito il materiale, da parte di un deputato. Fine, stop. Siamo molto preoccupati». E il motivo è che «le Arp vanno riorganizzate, il prima possibile».

Pietro Vanetti (Agna): 'Non si può vivere incrociando le dita sperando in rapporti civili, occorre una linea'

L’attualità, riprende Vanetti, «non fa che confermarlo. Una madre, dietro consiglio della patrocinatrice, ha comunicato all’ex marito e padre dei suoi figli che se avesse voluto incontrarli per i regolari diritti di visita deve presentare un tampone negativo, insomma, dimostrare di non avere il virus. Non può farlo, perché non ha sintomi. Si rivolge all’Arp ma nessuno risponde proprio a causa del virus...». E di casi simili ve ne sono «tanti».

Non colpevolizza più di tanto comportamenti come questi, il presidente dell’Agna. «Magari è anche comprensibile», concede: «Ma i padri separati non possono vivere incrociando le dita che i rapporti con la madre siano civili, le Arp devono dare indicazioni chiare». E non lo fanno? «No che non lo fanno», risponde. Nel senso che «è dal 2008, dalla pubblicazione del rapporto Affolter, che tutti sanno cosa serve per la loro riorganizzazione: più risorse umane, preparazione professionale, predisposizione personale al diritto di famiglia, coordinamento e uniformità nelle decisioni, promozione della mediazione e promozione dell’affido condiviso». Insomma, «bisogna muoversi» conclude Vanetti.

Andreotti (Divisione giustizia): 'I servizi essenziali sono assicurati'

«Come tutte le autorità, anche le Arp hanno dovuto limitare per quanto possibile il loro lavoro: cercano però di rispondere ai bisogni di protezione pure in questo difficile periodo», dice alla 'Regione' Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia al Dipartimento istituzioni -. Come riferitomi dalla Camera di protezione del Tribunale d'appello, i servizi essenziali sono assicurati: le decisioni relative alla privazione del diritto di determinare il luogo di dimora, quelle di sospensione dell’esercizio delle relazioni personali, i ricoveri a scopo di assistenza, l’adozione e/o la modifica di misure urgenti di protezione. Tengo inoltre a ricordare che anche in questo periodo chi non condivide un provvedimento dell'Autorità regionale di protezione ha la facoltà di ricorrere alla Camera di protezione, la quale continua pure a vigilare sull'operato delle Arp».

Quanto all’esercizio dei diritti di visita delle famiglie affidatarie, nel rispetto comunque dei provvedimenti sanitari adottati dal Consiglio di Stato, «le Arp e i curatori educativi si adoperano da settimane per aiutare i genitori a valutare vie alternative, dando loro la possibilità di concordare una soluzione accettabile per entrambi e intervenendo unicamente quando questa non sia possibile o percorribile», spiega la responsabile della Divisione giustizia. Insomma, «si dà ai genitori l'opportunità di tentare di trovare delle soluzioni, anziché vedersele imposte.

E non si può escludere che alla fine di questa crisi certe soluzioni possano consolidarsi, visto che le Arp non mancheranno di tenere conto di ciò che è stato negoziato tra i genitori se quanto concordato ha 'funzionato'». Riguardo alla futura organizzazione del settore tutele e curatele in Ticino, il Gruppo di progetto istituito dal governo, e di cui fa parte anche Andreotti, propende per il modello giudiziario. In sintesi: tot nuove Preture, distribuite sul territorio cantonale, in ognuna delle quali un pretore e specialisti in ambiti come quello sociale o pedagogico adotterebbero le misure del caso in materia di diritto di protezione del minore e dell'adulto.

«Su questo scenario - indica Andreotti - siamo in attesa che il governo si pronunci».

 

 
 

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