L’idea: una casa per i mariti messi alla porta Stampa

LUGANO.

Il caso di un 40enne luganese costretto a vivere in auto per un mese, dopo il divorzio. L'associazione Agna pensa a una "casa del papà".

Aveva una casa, un posto in banca, uno stipendio di oltre 6'000 franchi e una famiglia felice (ma solo in apparenza): «In un batter d'occhio mi sono ritrovato senza lavoro, a dormire nella mia auto senza poter vedere i miei figli». Quella di Marco*, ex bancario luganese, è la storia di un malaugurato effetto-domino:

il divorzio, l'affidamento dei figli (3) all'ex moglie, gli alimenti da pagare (in tutto 3'100 franchi al mese), il lavoro che va sempre peggio a causa del suo «stato di confusione psicologica ». Quindi il licenziamento.

«Non riuscivo più a pagare gli alimenti alla mia ex moglie, ho ricevuto un precetto esecutivo e con quello non riuscivo a trovare uno straccio di casa in affitto – racconta –. Ho dormito per un mese nella mia auto, mi vergognavo a chiedere aiuto».

Un caso raro? Tutt'altro. «Riceviamo diverse segnalazioni di questo tipo, una persona su cinque tra quanti si rivolgono a noi presenta una situazione del genere », spiega Simone Banchini dell'Associazione genitori non affidatari (Agna), ente no profit sovvenzionato dal Cantone che gestisce uno sportello di consulenza giuridico-psicologica post-divorzio in via Pioda a Lugano.

«Come associazione ci stiamo guardando intorno in cerca di un appartamento da trasformare in una "casa del papà" per offrire una soluzione temporanea a situazioni come quella di Marco». Oltre a un soccorso abitativo, spiega Banchini, la "casa del papà" offrirebbe «la possibilità di incontrare e confrontarsi con persone nella stessa situazione, e soprattutto un'assistenza psicologica e giuridica ravvicinata».