Cam­biare una per­sona o miglio­rare lo Stato?

di Pietro Vanetti
La Regione - 28.07.2026

Cam­biare una per­sona o miglio­rare lo Stato?

Il “caso Zali” ha susci­tato richie­ste di dimis­sioni e forti prese di posi­zione. Non entro nel merito delle respon­sa­bi­lità indi­vi­duali, spetta alla magi­stra­tura accer­tare e alle auto­rità poli­ti­che valu­tare. Lo Stato di diritto impone di distin­guere tra fatti, respon­sa­bi­lità e giu­dizi.

Come Pre­si­dente di Agna, ma a titolo per­so­nale, voglio pro­porre una rifles­sione più ampia. Da vent’anni rac­colgo testi­mo­nianze di geni­tori coin­volti in sepa­ra­zioni con­flit­tuali. Troppo spesso le per­sone chie­dono tutela alle isti­tu­zioni e si ritro­vano con pro­ce­dure lente e inef­fi­caci.

A pagare il prezzo sono i figli. Que­sto non giu­sti­fica minacce o com­por­ta­menti inac­cet­ta­bili. Ognuno resta respon­sa­bile delle pro­prie azioni. Ma l’esa­spe­ra­zione non nasce dal nulla: è il frutto di anni di fru­stra­zione, di rispo­ste man­cate e della sen­sa­zione di non essere ascol­tati.

È que­sto il punto che rischia di sfug­gire. Chie­dere le dimis­sioni di una per­sona può essere legit­timo, ma non basta. Chi opera da anni accanto alle fami­glie sa che la tem­pe­sti­vità delle isti­tu­zioni è ciò che fa la dif­fe­renza tra una crisi gestita e una crisi che dege­nera. Ogni vicenda dovrebbe quindi ser­vire non solo ad accer­tare even­tuali respon­sa­bi­lità per­so­nali, ma anche a miglio­rare il fun­zio­na­mento dello Stato. Il Con­si­glio di Stato deve garan­tire il cor­retto fun­zio­na­mento delle isti­tu­zioni senza inter­fe­rire con la magi­stra­tura; il Gran Con­si­glio eser­ci­tare la pro­pria alta vigi­lanza; i par­titi evi­tare pro­cessi media­tici e favo­rire un con­fronto fon­dato sui fatti; la magi­stra­tura ope­rare con indi­pen­denza e rapi­dità. Sosti­tuire una per­sona può essere neces­sa­rio.

Ma se non si cor­reg­gono anche le inef­fi­cienze del sistema, i pro­blemi si ripre­sen­te­ranno e il prezzo con­ti­nue­ranno a pagarlo le per­sone più fra­gili, troppo spesso i minori.

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